Malattie genetiche

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Malattie genetiche, le vere cause

L’eredità è la trasmissione da una generazione all’altra delle caratteristiche morfologiche e funzionali della specie e, nell’ambito di questa, delle razze, dei gruppi etnici e dei ceppi familiari. La trasmissione avviene mediante i geni dei gameti nel momento in cui si ricostituisce nell’ovulo fecondato il patrimonio cromosomico diploide, per metà di origine paterna e per metà di origine materna. Analogamente alla statura, al colore degli occhi e dei capelli, forse a certe attitudini intellettuali e artistiche, ecc., possono trasmettersi alcune malattie, dette perciò genetiche o ereditarie.
Malattie genetiche
Le malattie genetiche sono la conseguenza di una mutazione, ossia di un cambiamento del materiale genetico del DNA, quindi del “codice genetico”, quindi del “messaggio” che il DNA “trascrive” nell’RNA “messaggio” e che questo poi traduce nella proteina specifica. Poiché la funzione dei geni è quella di controllare la sintesi delle proteine, enzimatiche e non, la conseguenza della mutazione sarà la mancanza di una proteina o la produzione di una proteina inattiva (per esempio, alcuni studi hanno dimostrato che l’emofilia può essere dovuta o ad un difetto quantitativo o ad un difetto qualitativo di globulina biologicamente inattiva). Si spiega in questo modo come le malattie genetiche siano molto spesso delle malattie metaboliche: si conoscono oltre 120 errori genetici del metabolismo, in gran parte da gene atosomico recessivo.

Le mutazioni che avvengono nei vegetali e negli animali sono rare, apparentemente spontanee e qualche volta vantaggiose (ad esempio varietà di grano resistenti alla ruggine, varietà di bestiame che producono più latte).
Anche alcune mutazioni che interessano l’uomo sembrano costituire una condizione favorevole: così l’alta incidenza dell’anemia drepanocitica e della beta talassemia (BT) nelle zone malariche potrebbe dipendere da un’aumentata resistenza dei globuli rossi di questi malati al parassita della malaria.
Sperimentalmente si possono provocare delle mutazioni in molti modi:

Mutazione genetica

Mutazione genetica

  • con i raggi ultravioletti;
  • le radiazioni ionizzanti;
  • le alte temperature;
  • alcune sostante chimiche come gli alchilanti (agenti mutageni).

Le mutazioni che avvengono nell’uomo sono apparentemente spontanee.
C’è il forte sospetto che possano essere indotte dalle radiazioni, ma in proposito non c’è nulla di sicuro, anche perché molte mutazioni si trasmettono come caratteri recessivi e quindi si rendono manifeste solo in caso di combinazioni genetiche favorevoli.
L’eredità patologica può essere unifattoriale, cioè causata da un solo gene, oppure plurifattoriale, causata da più geni e influenzata da fattori ambientali. In quest’ultimo caso la mutazione può non essere determinante, ma assumere il ruolo di una predisposizione: questo sembra sia il caso del diabete, dell’ipertensione arteriosa essenziale, della coronarosclerosi, dell’ulcera peptica.
I geni patologici si trasmettono secondo le leggi mendeliane, per cui le malattie genetiche possono essere distinte in dominanti e recessive.

Le malattie genetiche dominanti si manifestano anche negli eterozigoti (individui con geni alleli diversi) poiché il gene patologico prevale su quello normale.
Le malattie genetiche recessive si manifestano invece soltanto negli omozigoti (individui con geni alleli uguali) poiché è il gene normale che prevale su quello patologico.

Si parla di “dominanza incompleta” o di “eredità intermedia”, quando il gene mutante domina solo parzialmente l’allele normale, per cui la malattia si manifesta in forma ridotta o l’anomalia è presente solo allo stato di tara (trait): tali sono, per esempio la beta talassemia e la deficienza di G6PD.
I geni patologici possono essere localizzati sia nei cromosomi somatici (malattie autosomiche) che in quelli sessuali (malattie eterocromosomatiche o legate al sesso). In quest’ultime il gene patologico è veicolato dal cromosoma X (eredità diaginica), fatta eccezione per il carattere “orecchie pelose”, veicolato dal cromosoma Y (eredità oloandrica), non essendo stata confermata quest’ultima modalità di trasmissione per la “pelle di porcospino” e il “piede palmato”.


Trasmissione delle malattie autosomiche dominanti

Malattie autosomiche dominantiLa malattia generalmente è presente in almeno uno dei genitori. Se ciò non accade è perché la malattia del genitore era così lieve da passare inosservata o perché è avvenuta una mutazione o perché c’è stata un’unione illegittima.
Una discendenza parzialmente sana si può  avere soltanto nelle unioni fra un malato eterozigote e un soggetto sano o fra due malati eterozigoti.
Nel primo caso la percentuale di figli sani è del 50%, nel secondo del 25%. Queste percentuali, però, hanno soltanto un valore statistico. Nella specie umana, in cui la figliolanza è scarsa, è possibile che anche nei casi considerati tutti i figli siano sani.
In certi casi, nonostante che la combinazione genetica sia favorevole, la malattia non si manifesta (il gene è “poco penetrante”) o si manifesta in forma insolitamente lieve (il gene è “poco espressivo”). Questo comportamento dipende dall’intervento di geni “modificatori” o di fattori ambientali.
Le malattie autosomiche dominanti più gravi tendono ad auto eliminarsi o perché il paziente muore in età precoce o perché non è fertile.
Se continuano ad essere frequenti è perché avvengono continuamente delle nuove mutazioni.

Trasmissione delle malattie autosomiche recessive

I genitori molto spesso sono fenotipicamente sani, ma evidentemente l’uno o l’altro o ambedue sono “portatori” del gene mutante (il “genotipo” è la costituzione genetica di un individuo, il “fenotipo” è il suo aspetto fisico e funzionale, e derivata dall’interazione del genotipo con l’ambiente).
I figli di genitori fenotipicamente sani sono sani e avranno dei discendenti sani, a meno che non avvenga l’incontro fra due portatori di quel gene. Questo incontro può avvenire dopo parecchie generazioni e ciò spiega il fenomeno dell’ ”atavismo” e cioè l’improvvisa comparsa di un carattere presente in un avo lontano e che poi non si era più manifestato, saltando parecchie generazioni. Naturalmente l’incontro di due portatori dello stesso gene avviene più facilmente fra persone dello stesso albero genealogico: è questa la ragione per cui si sconsiglia il matrimonio fra stretti consanguinei. In linea generale, più rara è una malattie recessiva e maggiore è la frequenza della consanguineità.

  1. Se l’unione avviene fra due portatori, teoricamente un quarto dei figli è malato, un quarto è sano e la metà è formata da portatori.

    Malattie autosomiche recessive

    Caso 1

  2. Dall’unione di un malato con una persona sana nascono tutti figli portatori.
  3. Dall’unione fra due malati, caso raro, dovrebbero nascere sempre dei figli malati, ma non è sempre così. Fra i sordomuti, per esempio, sono state segnalate delle eccezioni (è possibile che una stessa malattia sia causata da geni diversi).


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